gototopgototop
 

filippo giuseppe di bennardo

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Alda Merini
poetessa diversa
che scopre il sacro


«Alda Merini tra post modernismo e ritorno al sacro»: più di 200 fitte pagine dedicate ad «uno di quei casi letterari che, per la complessità che presenta, e per la contemporaneità, è ancora poco studiato» come afferma Filippo Giuseppe Di Bennardo, autore del volume appena pubblicato da Zanetti editore di Montichiari. Di Bennardo è dottore di ricerca alla facoltà di Filologia dell’Università di Siviglia, dove si occupa di Letteratura Italiana, in particolare della produzione poetica femminile alla ricerca degli archetipi originati dalla mitologia greca. Pubblica anche in Spagna, Cile, Romania e altri stati europei.
Il volume affronta l’opera della Merini cominciando a scandagliarne la vita e il suo profondo intrecciarsi con la poesia e la letteratura. Quindi approfondisce il «contesto della poetica meriniana». La terza ed ultima parte, intitolata «Dalla carnalità al Dio che si fa carne» è dedicata alla produzione religiosa, soffermandosi sul ritorno al sacro della poetessa perché è a pieno titolo n ell’epoca post moderna, caratterizzata da un anelito alla trascendenza. Completano il volume alcune bibliografie: una delle opere della Merini, un’altra sulla stessa (articoli, interviste, saggi, volumi), infine una dedicata alla critica di riferimento. Giancarlo Falconi dell’Università di Chieti firma l’introduzione, affermando che «la vita trabocca dai suoi versi: anche la vita tormentata dell’adolescenza e della follia, del dolore per la maternità negata, del trasporto travolgente dell’eros, anche quando non è corrisposto. Non è un caso che la prosa sia così profondamente esistenziale, senza voler intendere con questo termine così abusato la condizione dell’uomo, ma la struttura dell’essere».
L’autore approfondisce anche il binomio poesia e follia, ma particolarmente il binomio poesia e dolore perché, come dicono i suoi versi, «dalla solita sponda del mattino / io mi guadagno palmo a palmo il giorno: / il giorno delle acque così grigie, / dall’espressione assente. / Il giorno io lo guadagno con fatica / tra le due sponde che non si risolvono, / insoluta io stessa per la vita /...e nessuno mi aiuta...».
La poesia della Merini è la poesia «di una diversa, di chi parla e di chi, nella propria parola, si allontana e si distingue rispetto al consueto»

di Milena Moneta

BRESCIAOGGI
Giovedì 27 Marzo 2008 cultura Pagina 43