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filippo giuseppe di bennardo

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“Dopo l’arrivo, la città-nuova, la terra-nuova e l’acqua-nuova, si convertono nel principale spazio vitale che abbattono, a colpi di percezione, i sentimenti di un poeta che timoroso aveva abbandonato il  suo altro Sud  per addentrarsi con la passione di Orfeo, o la devozione di Ulisse, in un mondo nuovo; per sentire con l’elusività di Euridice, o con la tenacia di Penelope l’unione o la separazione da ciò che si ama.
È una poesia profonda e delicata che rifiuta la non necessaria retorica per ri-configurarsi nel più puro e autentico lirismo, un lirismo che – secondo indicazioni del poeta – necessita essere cantato arricchendosi così attraverso sonori e cadenzati versi che esprimono ed evocano la sottile emozione ottenuta in base alla combinazione strofica lontana dal convenzionalismo lirico, anche se congiunte allo “spirito laico” che orienta la creazione di questa poesia.(…)
Il poeta stilizza la realtà, trasmette la sua raffinata emozione, dolorosa o gioiosa, attraverso un linguaggio semplice che serve da veicolo espressivo a questa bella e intensa evocazione di ciò che serba della sua permanenza in terra cilena.

José Luis Arraéz LLobregat, prefazione de, IL MIO SUD, Ed Montedit, Milano 2002, p.89